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Negli ospedali svizzeri le condizioni di lavoro illegali sono all’ordine del giorno. Per il 69% di tutti i medici assistenti e i capiclinica le disposizioni della legge sul lavoro non vengono rispettate. Particolarmente critiche sono le condizioni di lavoro in Ticino, nella Svizzera romanda e particolarmente nei servizi di chirurgia. Lo dimostrano i risultati di uno studio rappresentativo eseguito su incarico dell’ASMAC.

In realtà i risultati non sorprendono per nulla. Dal 2005, anno di entrata in vigore della legge sul lavoro anche per i medici assistenti e i capiclinica, l’applicazione procede lentamente. Si è sempre lavorato e si continua a lavorare per troppo tempo e per troppi giorni consecutivamente, oltre ad accumulare troppe ore supplementari. Che tali condizioni di lavoro siano dannose per la salute degli interessati e di conseguenza costituiscano un rischio per i pazienti, è altrettanto noto. Tuttavia, tra il saperlo e il poterlo dimostrare c’è evidentemente una differenza. Più che la realtà vissuta, nella discussione mancano fatti e cifre. Per questo motivo lʼASMAC, nell’ambito del proprio impegno a favore di condizioni di lavoro corrette, ha commissionato uno studio che ha rilevato l’entità delle violazioni della legge.

Quasi 3ʼ300 intervistati
Tra il 9 gennaio e il 10 febbraio, la ditta DemoSCOPE ha scritto a tutti i medici assistenti e i capiclinica membri dell’ASMAC. Il sondaggio si è svolto online e la quota di risposte è stata del 26%, il che significa che sono stati compilati 3’298 questionari. Un valore così positivamente elevato garantisce la rappresentatività dei risultati anche a livello dei sottogruppi (sesso, area linguistica, indirizzo specialistico, grado di occupazione, funzione, ecc.).

Studie_Folienauszug_Journal_def_FR_TomKorr.pptxGiornate e settimane troppo lunghe
La maggior parte degli intervistati (75%) lavora con un grado di occupazione del 100%. Nella maggior parte dei casi hanno un orario di lavoro settimanale stabilito per contratto di 50 ore. Tuttavia, tale orario di lavoro settimanale, che corrisponde a quello massimo consentito dalla legge, viene rispettato solo nel 29% dei casi. In media, l’orario di lavoro viene superato di oltre 5 ore alla settimana e un intervistato su quattro lavora settimanalmente addirittura 60 o più ore. Inoltre, chi crede che le assunzioni a tempo parziale prevengano giornate di lavoro troppo lunghe, si sbaglia. Come lo studio dimostra, un grado di occupazione del 50% fa presto a diventare del 60% o 70%. Infatti, quasi il 60% dei medici assunti a tempo parziale lavorano più dell’orario contrattualmente previsto.

A peggiorare la situazione contribuisce il fatto che le ore di lavoro effettivamente svolte spesso non vengono comunicate. Quasi il 40% degli intervistati affermano infatti di lavorare più delle ore registrate. A questo proposito si innesca poi un circolo vizioso: maggiore è il superamento dell’orario di lavoro massimo consentito e minore è la disciplina nel registrare le ore effettivamente svolte.

L’anno scorso, a causa del continuo superamento dell’orario di lavoro massimo, si sono accumulate annualmente quasi 141 ore supplementari a testa. Considerando la scarsa disciplina nel comunicarle, si può supporre che la cifra reale sia ben superiore. Molte di queste ore supplementari sono anche cosiddette ore di lavoro straordinario (cioè quelle che vengono svolte oltre le 50 ore settimanali). Un carico annuale di più di 140 ore straordinarie risulta essere illegale.

Infatti, oltre alle 50 ore settimanali, uno dei pilastri fondamentali della legge sul lavoro è la regola secondo la quale non si può lavorare per più di sette giorni consecutivi. Anche in questo caso però le violazioni sono la norma, dal momento che solo il 46% dei medici ha rispettato costantemente questa disposizione. La cosa allarmante è che per circa un quarto degli intervistati l’anno scorso è accaduto quattro o più volte che abbiano lavorato più di sette giorni consecutivi. A tale proposito bisogna riflettere sul fatto che lavorare più di sette giorni consecutivi significa molto spesso un impiego di 12 giorni senza soste, con le relative conseguenze per il benessere di medici e pazienti.

Considerando le tre norme fondamentali (orario di lavoro massimo, numero massimo di ore di lavoro straordinario e numero di giorni di lavoro consecutivi) nel loro complesso, si arriva alla conclusione che, per il 69% degli intervistati l’anno scorso, almeno una delle tre norme è stata violata. Dato che per molti degli intervistati non è stata effettuata con continuità una corretta registrazione dell’orario di lavoro e delle ore supplementari, si può presupporre che vi sia una notevole quota non ufficiale e che pertanto il 69% sia da considerarsi un valore estremamente sottostimato.

Valori estremi tendenti verso il basso
Poco sorprendente è il fatto che le disposizioni della legge sul lavoro vengano violate con frequenza superiore alla media soprattutto nell’ambito della chirurgia. La media delle ore di lavoro svolte settimanalmente è infatti significativamente superiore rispetto agli altri indirizzi specialistici. Di conseguenza anche le ore supplementari accumulate in un anno sono nettamente superiori con un valore medio di 197. Solo il 30% dei chirurghi l’anno scorso non ha mai lavorato più di sette giorni consecutivamente. Infine, un numero superiore alla media degli intervistati degli indirizzi specialistici della chirurgia non annota le proprie ore supplementari.

Significativamente peggiore è la situazione negli ospedali della Svizzera francese e italiana, nei quali le disposizioni vengono violate con frequenza evidentemente maggiore rispetto alla Svizzera tedesca. Anche le ore di lavoro supplementari vengono annotate meno regolarmente nelle aree linguistiche latine rispetto alla Svizzera tedesca. Nell’ambito della stessa area linguistica le differenze tra i cantoni sono invece sorprendentemente piccole, il che significa che le violazioni della legge sul lavoro avvengono sull’intero territorio.
Infine, gli ospedali privati ottengono in generale risultati migliori riguardo ai criteri analizzati rispetto agli ospedali universitari, cantonali e regionali.

Il sovraffaticamento come rischio
Da anni lʼASMAC fa notare che le condizioni di lavoro illegali possono diventare un rischio per i pazienti e per gli stessi interessati. Chi è esausto dal punto di vista fisico e/o psichico diventa un pericolo per sé e per gli altri. Anche a questo proposito lo studio fornisce prove inconfutabili. Il 38% degli intervistati afferma infatti di avere personalmente assistito negli ultimi anni a situazioni di pericolo per un paziente a causa del sovraffaticamento del medico. I risultati del sondaggio mostrano chiaramente che i rischi per i pazienti crescono proporzionalmente al carico orario. Infatti, un medico su due con una settimana lavorativa media di oltre 60 ore si è trovato in una situazione di pericolo per il paziente.

Altrettanto preoccupanti sono le affermazioni degli intervistati riguardo alla propria salute. Il 48% dichiara di essere spesso o molto spesso stanco e più di un quarto si sente addirittura “spesso o molto spesso esausto”. Tale sovraffaticamento è causa di esaurimento sia fisico (23% spesso/molto spesso) che emotivo (25% spesso/molto spesso). Un numero spaventosamente alto di medici, pari a un terzo, arriva quantomeno di tanto in tanto al limite e pensa “non ce la faccio più”.

Condizioni ideali
Ora esiste un vasto repertorio di dati, tabelle e cifre che indicano come si configura il lavoro medico quotidiano nelle realtà ospedaliere svizzere. Ancora una volta è stato possibile mettere nero su bianco che la legge sul lavoro viene violata nella maggioranza dei casi e con continuità. Ma come desiderano lavorare i medici assistenti e i capiclinica? Anche questo aspetto è stato oggetto dello studio. Non sorprende quindi che la maggioranza (55%) desideri una settimana di 42 ore. Il lavoro a tempo parziale ha effetti positivi sul benessere dei medici, che così si sentono meno esausti ed esauriti. Un’eccezione è costituita tuttavia dalle donne. Benché le donne medico lavorino a tempo parziale molto più frequentemente dei colleghi maschi, il loro benessere è significativamente inferiore a quello degli uomini. Il motivo risiede probabilmente nel fatto che famiglia e lavoro sono difficilmente conciliabili anche con un’occupazione a tempo parziale.

Per lʼASMAC lo studio contiene, come detto, poche sorprese. Si tratta tuttavia di un prezioso strumento nell’ambito degli sforzi dell’associazione per porre l’accento sulla legge sul lavoro e portarne avanti finalmente l’attuazione su tutto il territorio nazionale. Chiediamo con veemenza controlli a tappeto negli ospedali. È inoltre necessario che i medici ospedalieri vengano sgravati efficacemente dai compiti amministrativi. Inoltre, il sondaggio sostiene gli sforzi dell’ASMAC per implementare negli ospedali misure a sostegno delle famiglie. Un primo passo è stata la presentazione ai media per rendere noti i risultati all’opinione pubblica. Fortunatamente la pressione sulla politica e sugli ospedali è notevolmente aumentata!

Nico van der Heiden, responsabile Politica e Comunicazione ASMAC

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Uno studio noioso? Niente di nuovo? Sempre le stesse lamentele? Nessuna interesse mediatico? Sbagliato! I media sono accorsi numerosi e con molto interesse per la nostra conferenza stampa in merito ai preoccupanti risultati del recente sondaggio tra i membri dellʼASMAC/VSAO. 

Una conferenza stampa comporta sempre anche molto lavoro per tutte le persone coinvolte. Per questo si erano levate preventivamente voci critiche in merito all’attenzione mediatica che sarebbe stata riservata al supporto scientifico fornito dall’ASMAC a fatti noti già da tempo. In realtà tutti sapevano che i medici assistenti e i capiclinica lavorano troppo e che la legge sul lavoro viene frequentemente violata. Anche nelle pubbliche relazioni effettuate fino ad ora, lʼASMAC aveva sempre fatto notare queste irregolarità, ad esempio l’anno scorso con una conferenza stampa per l’avvio della campagna “Ospedali fuori legge”.

La conferenza stampa
Per questo motivo siamo stati ancora più sorpresi dall’eco mediatica ottenuto. Già prima della conferenza stampa i telefoni erano roventi e numerosi media volevano visionare in anticipo i risultati del sondaggio. Glielo abbiamo concesso, chiedendo però il rispetto del termine dell’embargo di notizie. Alla conferenza stampa hanno partecipato una ventina di giornalisti provenienti da tutte le regioni del Paese. Dopo la conferenza stampa Jacqueline Rütter, che ha svolto lo studio per demoSCOPE, Daniel Schröpfer, Mio Savic, Anja Zyska Cherix ed io siamo rimasti continuamente a disposizione per concedere interviste. Nel pomeriggio il telefono ha suonato quasi ininterrottamente e abbiamo dovuto prendere una persona per rispondere alle richieste dei giornalisti.PK_vsao_pressekonferenz_april_B003_02

Eco mediatica
L’Agenzia Telegrafica Svizzera ha raccolto il nostro dettagliato comunicato stampa, al quale quasi tutti i portali di notizie online hanno rapidamente reagito, dando luogo altrettanto velocemente a una approfondita discussione online. Al Tagesanzeiger sono pervenuti 26 commenti. Il più apprezzato è il seguente: “Per quanto ne so, per gli autisti di camion vige una severa regolamentazione dell’orario di lavoro. Dopo un determinato periodo di impiego, l’autista deve fare una pausa. Il motivo è che il sovraffaticamento aumenta il rischio di incidenti. Sarebbe logico che lo stesso valesse anche per i medici e in particolare per i chirurghi” (Katharina Saluz-Gsell su tagesanzeiger.ch).
Il giorno seguente praticamente tutti i grandi giornali svizzeri hanno riportato i risultati del nostro sondaggio. “Medici sovraffaticati mettono in pericolo i pazienti”, “Medici esausti sono pericolosi”, “I medici svizzeri lavorano troppo”, “L’associazione chiede una riduzione delle ore per medici assistenti e capiclinica”, “LʼASMAC chiede pause obbligatorie per i medici” sono alcuni dei titoli apparsi. Questa volta ci sono state fortunatamente poche voci contrarie. Solo H+ ha negato in una presa di posizione il pericolo per i pazienti, sottolineando che dal 2005 negli ospedali svizzeri sono stati creati 4ʼ000 nuovi posti di lavoro per medici. Ciò è senza dubbio esatto, ma purtroppo non ha comportato una riduzione del carico di lavoro.

Conclusione
L’eco mediatica è stata estremamente positiva e il messaggio ha avuto ampia diffusione. Ora si tratta di trasformare il vasto consenso nei confronti delle nostre richieste in miglioramenti concreti.

Nico van der Heiden, responsabile Politica e Comunicazione ASMAC

Uscito il nuovo numero del giornale dell’ASMAC / VSAO.

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in francesce

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La popolazione invecchia sempre di più e la necessità di prestazioni sanitarie è in costante aumento. Di conseguenza aumenta anche la richiesta di giovani dottoresse e dottori per avere condizioni lavorative sempre più a misura di famiglia e desiderano maggiormente lavorare a tempo parziale.
Inoltre la medicina diventa sempre più “femminile”. La percentuale di donne medico è in costante aumento. I valori sociali stanno mutando. Cambiano i modelli di ruoli all’interno della famiglia e della coppia. Diventa sempre più importante conciliare famiglia, tempo libero e professione.

 Oggi ci permettiamo ancora un grande spreco di giovani medici. Il 16,5%  dei medici che hanno conseguito un Diploma federale di medico tra il 1985 e il 2000 non hanno ottenuto alcun titolo di specializzazione fino al 2011 (si tratta del 13,6% di uomini e addirittura del 20,7% di donne). Troppi di loro si sono appena introdotti nel mondo del lavoro. Attualmente negli ospedali viene impiegato per la maggior parte personale straniero. In ambito stazionario, oggi un terzo dei medici ha un diploma estero. In questo modo, oltre a favorire una fuga di cervelli discutibile dal punto di vista etico, ci mettiamo anche in una difficile posizione di dipendenza dall’estero.

Continua a leggere l’articolo nella Brochure PDF che la sede centrale asmac/vsao ha prodotto nel 2014 su questo tema.

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Uscito il nuovo numero del giornale dell’ASMAC / VSAO.

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Per circa il 70% di tutti i medici assistenti e capiclinica in Svizzera non vengono rispettate le condizioni stabilite dalla legge sul lavoro. Un quarto lavora addirittura più di 60 ore alla settimana. Questo è emerso da un sondaggio rappresentativo dell’istituto DemoSCOPE, effettuato per conto dell’Associazione svizzera dei medici assistenti e capiclinica (ASMAC). In ragione di questi risultati, l’ASMAC vede minacciata la salute dei medici e la sicurezza dei pazienti e chiede fermamente il rispetto delle disposizioni legali.
Lo studio è stato effettuato nel primo trimestre del 2014 e vi hanno partecipato circa 3300 medici assistenti e capiclinica in tutta la Svizzera.

Dal 2005 la legge sul lavoro è in vigore anche per i medici assistenti e capiclinica. Da anni l’Associazione svizzera dei medici assistenti e capiclinica (ASMAC) si impegna per il rispetto di queste disposizioni. Tuttavia, anche l’ultimo sondaggio rappresentativo mostra che nella maggior parte degli ospedali svizzeri la violazione della legge è all’ordine del giorno. Per 69% degli intervistati una o più disposizioni della legge sul lavoro non vengono rispettate. La media dell’orario lavorativo, per esempio, nella metà dei casi supera il massimo prescritto dalla legge di 50 ore. Un quarto degli intervistati lavora addirittura più di 60 ore alla settimana.

I risultati in dettaglio:

• L’orario di lavoro medio dei medici assistenti e capiclinica in Svizzera (calcolato in base a un monte ore del 100%) è pari a 56,5 ore e supera quindi di 6,5 ore (o del 13%) il limite massimo settimanale ammesso di 50 ore.
• Un medico assistente o capoclinica su quattro lavora in media più di 60 ore alla settimana, quindi più del 20% oltre il limite ammesso dalla legge.
• L’orario di lavoro settimanale stabilito nel contratto di lavoro viene rispettato solo per il 29% dei medici assistenti e capiclinica.
• A ciò si aggiunge il fatto che i medici assistenti e capiclinica in media non segnano più di due ore lavorative extra alla settimana.
• Lo scorso anno, il 52% dei medici assistenti e capiclinica ha lavorato almeno una volta più di 7 giorni di seguito (cosa non ammessa dalla legge).
• In media i medici assistenti e capiclinica fanno più di 141 ore di straordinario all’anno.
• Le ore lavorate sono in netta contraddizione con l’orario di lavoro desiderato: più della metà dei medici assistenti e capiclinica desidera una settimana lavorativa di non più di 42 ore, il 38% vorrebbe lavorare fino a 50 ore e soltanto il 5% desidera lavorare più di 50 ore.

La conseguenza di questo enorme carico di lavoro è una ancora eclatante violazione della legge sul lavoro: complessivamente il 69% dei medici assistenti e capiclinica lavora illegalmente. La palese contraddizione tra l’orario di lavoro desiderato e quello effettivamente prestato spiega inoltre l’elevata percentuale di abbandono della professione che, in tempi di carenza di medici, la Svizzera non può permettersi.

L’elevato carico di lavoro si ripercuote sulla salute dei medici e, di conseguenza, su quella dei pazienti:
• Circa la metà dei medici assistenti e capiclinica è spesso o quasi sempre stanca. Un quarto soffre di stress psico-fisico.
• Il 38% dei medici assistenti e capiclinica ha esperito personalmente che la salute di un paziente è stata messa in pericolo dalla spossatezza del corpo medico.

Per l’ASMAC è quindi chiaro che
• Per i medici assistenti e capiclinica si deve finalmente osservare la legge sul lavoro.
• Il rispetto della legge non solo tutela la salute dei medici, ma anche quella dei pazienti.
• I medici assistenti e capiclinica devono essere sollevati dai compiti amministrativi.
• In un’epoca di carenza di medici, si deve prestare particolare attenzione che i medici esercitino la loro professione il più a lungo possibile, per cui urgono condizioni lavorative complessivamente più umane (in particolare anche la messa in atto di provvedimenti a misura di famiglia negli ospedali).

In allegato potete scaricare il pdf del Risultati del Sondaggio

Per eventuali domande sono a vostra disposizione:
• Sig.ra Simone Burkhard Schneider, giurista dell’ASMAC – Tel. 031 350 44 85, e-mail BurkhardSchneider@vsao.ch
• Dr.Med. Simone Ghisla, medico assistente all’Ospedale Regionale di Locarno La Carità e Presidente ASMACT – presidente@asmact.org

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