Articolo su “Il Caffè” del 08.11.2015 sul tema delle ore straordinarie

Da: http://www.caffe.ch/stories/inchieste/52388_ospedali_ammalati__di_superlavoro/

Ospedali ammalati… di superlavoro

PATRIZIA GUENZI
Se vi dicessero che il chirurgo che vi opera ha alle spalle quattro giorni e quattro notti di lavoro con soltanto due pause di un paio di ore cosa fareste? Molto probabilmente scappereste a gambe levate dalla sala operatoria. È un caso limite, ma non così eccezionale come può sembrare. L’ha rivelato, lo scorso settembre, una trasmissione televisiva sul canale svizzero tedesco Srf, che denunciava i tour de force di medici assistenti e capiclinica in alcuni ospedali svizzeri, pubblici e privati.
Ospedali ammalati di super lavoro, che sforano di gran lunga le 50 ore settimanali imposte dalla legge. È emerso anche da un sondaggio dell’Associazione svizzera dei medici assistenti e capiclinica (Asmac): per il 70% di loro le disposizioni della legge sul lavoro non vengono rispettate. Un medico su due con una settimana lavorativa media di oltre 60 ore s’è trovato in una situazione di pericolo per il paziente. Particolarmente critica, secondo il rilevamento Asmac,   la situazione in Ticino e nella Svizzera romanda, soprattutto nei reparti di chirurgia. “C’è un carico burocratico enorme, che oggi impegna un medico per il 30-40% della sua attività e che si tende a fare a fine giornata – precisa il dottor Simone Ghisla, capoclinica al Civico e presidente Asmac Ticino -. Assistenti e capiclinica non timbrano il cartellino, annunciano le ore fatte, spesso per difetto”. Il job sharing potrebbe essere una soluzione a questo sovraccarico di lavoro e l’Eoc, l’Ente ospedaliero, lo sta valutando (vedi articolo in basso).
Ma non tutti la pensano allo stesso modo. Soprattutto quei “vecchi” medici abituati, ai tempi loro, a lavorare anche 70 ore a settimana. “Se un assistente di chirurgia vuole ottenere la specializzazione in pochi anni è obbligato a darsi da fare – spiega il dottor Sebastiano Martinoli, sino al 2004 chirurgo al Civico -. Deve presentare un ricco portafoglio di operazioni, non può guardare l’orologio quando lavora. Sono invece d’accordo sul carico burocratico, che è demenziale. Oggi il medico non può più dire nulla a voce all’infermiera, deve scriverlo”. L’Asmac non ha intenzione di stare con le mani in mano. Con oltre 24mila firme, raccolte in  tre mesi, ha presentato una petizione al ministro dell’Economia Johann Schneider-Ammann per rinforzare i controlli negli ospedali e per una pianificazione in linea con la legge federale sul lavoro. Legge che dal 2005 impone un tetto limite di 50 ore settimanali e non più di 6 giorni consecuivi di lavoro, 7 in casi eccezionali. Un po’ in tutti i Paesi si sta dicendo basta alle estenuanti maratone in corsia. Anche in Italia dal 25 novembre le cose cambieranno secondo gli standard europei: 48 ore al massimo a settimana, 13 ore il turno più lungo e 11 ore di riposo minimo garantito.
C’è poi l’aspetto economico. A fine anno i conti, pure quelli di un ospedale, devono quadrare. “Ma 60 ore di media la settimana sono troppe!”, insiste il portavoce di Asmac Svizzera Nico van der Heiden. Anche in un sondaggio tra l’opinione pubblica è emerso  il timore per medici troppo affaticati (vedi grafici in alto). Mentre uno studio – presentato nella trasmissione della Srf – arriva a conclusioni  allarmanti: i medici che lavorano più di 10 ore filate hanno una condizione fisica simile a chi ha lo 0,8 per mille di alcol nel sangue. “Secondo un altro studio – replica Martinoli -, invece, un medico che ha lavorato 24/36 ore di fila si comporta in modo molto più prudente e quindi non fa errori”.
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@PatriziaGuenzi